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Posts Tagged ‘survived’

Metto tutti i vestiti dentro lo zaino alla rinfusa, ho dormito 2 ore e alle 7.30 devo ritirare la T-shirt celebrativa “I survived the death road”, prima di prendere il bus per Copacabana, sulla riva del lago Titicaca, al confine con il Perú.

Il giorno prima, ultimo a La Paz, prevedeva la Carrettera della Muerte. Questa strada è rinomata per essere la piú pericolosa al mondo e collegava la foresta amazzonica a La Paz. Fino al 2006, macchine, camion, biciclette la trafficavano, ora è esclusivamente un’attrazione turistica, ma non per questo meno pericolosa (fonti ufficiose parlano di 2 turisti in media morti ogni anno e non piú tardi di 3 giorni prima una ragazza ci ha lasciato una retina).
Sono 30km di strada sterrata con un dislivello di circa 2000mt.

Piove, c’è nebbia e la pericolosità del tragitto aumenta esponenzialmente, ma si sa, “no risk, no fun”. Siamo in 4: io, Chris, la sua ragazza e Dave, un ragazzo australiano sosia di Egon dei Ghostbusters. Il tempo ci impedisce di goderci il panorama, ma la “biciclettata” (cosí l’avevo spacciata a casa, per evitare preoccupazioni “inutili”) è assolutamente mozzafiato.

Alla sera decidiamo di vederci per cena e poi proseguire i festeggiamenti, essendo l’ultima serata insieme a Chris.
Come avevo giá sospettato, in ostello, la maggioranza dei ragazzi non ha il raffreddore, tanto che, per paura che un raid della polizia possa cogliere con “il naso nella marmellata” qualche ragazzo, il bar dell’ostello chiude inusualmente alle 22.
Dobbiamo quindi cercare un’alternativa per la nostra serata. Ci buttiamo in un taxi senza idee e ci affidiamo al taxista. Risultato rivedibile: il locale è affollato esclusivamente da boliviani, etá media 30. La cosa piú buffa è che sono schierati tutti su due lunghe file, ballando letteralmente a specchio…e poi ci siamo noi, i gringo, nel mezzo della pista a creare un pó di scompiglio.
Dopo un’ora circa, riaccompagniamo Nina, la ragazza di Chris, a casa, prima di proseguire per una serata soli uomini…in questi casi il finale è già scritto: lei fa gli occhi dolci, lui si fa intenerire e rimane in ostello con lei. Detto, fatto.

Chris mi abbraccia, si scusa, e mi dice “I really miss travelling with you, we were great. I had that feeling that after one night in whatsoever hostel, with some pasta and some wine, we were owning the fucking place”. Sorrido, un pó ha ragione!

Ma la notte è ancora giovane per andare a letto: queste serate qui, nate per caso, si rivelano sempre le migliori…

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