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Archive for novembre 2010

Esami conclusi, e per il resto, non ho altre news, se non che fra 7 ore parto per il Nepal, prima di ritornare in India a inizio Dicembre.

Questo post è l’anteprima dell’articolo che verrà pubblicato nel numero di dicembre del giornalino universitario TraILeoni. Ho tratto molto spunto da quello che avevo già scritto in precedenza nel blog, quindi nessuna nuova.

Di seguito l’articolo.

 

Dietro alla scelta di andare in Scambio, non c’è solo una motivazione accademica. C’è molto di più: viaggiare, immergersi in una nuova cultura, conoscere nuove persone e la diversità nel nostro pianeta. Specialmente se la destinazione è l’India. Studiare in India ti porta ad assumere una prospettiva totalmente diversa: una nuova prospettiva sull’economia e sicuramente sulla vita stessa.

Bangalore è definita la Silicon Valley indiana, ma dal tragitto tra l’aeroporto e il campus, le prime impressioni deludono le attese. Il taxista slalomeggia fra rickshaw, mucche e caprette, senza alcuna regola, con il palmo ben premuto contro il clacson per segnalare la propria presenza. I venditori ambulanti sono ovunque, gli uffici delle multinazionali occidentali si alternano alle slums.

Questa è l’India, con tutte le sue contraddizioni. Prendere o lasciare. Odi et amo.

Il campus, fra i muri di pietra e gli stretti corridoi, ospita circa 750 studenti. Per tutti quelli che aspirano a una carriera in business administration, entrare all’IIM Bangalore è un’impresa proibitiva, il sogno di una vita. Il processo di selezione è molto competitivo e circa 400 studenti competono per un unico posto. I più fortunati e smart hanno due anni di studio intenso davanti a loro e nessuno di loro uscirà dal campus senza un’offerta di lavoro. L’equazione è molto semplice: studiare duro per due anni per diventare parte dell’elite indiana.

Ma questa è solo parte della verità. L’altra faccia della medaglia sono gli studenti che, anche ora che il semestre è agli sgoccioli, faccio fatica a capire del tutto, con il loro strano accento e un linguaggio del corpo spesso incomprensibile. Sembra che non dormano mai, hanno group meeting nel bel mezzo della notte e ascoltano musica a tutto volume quando più gli piace. Sono cordiali e gentili, ma spesso preferiscono la comunicazione via e-mail a un confronto faccia a faccia.

E poi ci sono gli Exchange Students. 75 in totale, per la maggior parte Francesi e Tedeschi, qualche Americano e Scandinavo, oltre alla sparuta delegazione italiana.

Abitiamo in campus in mezzo agli studenti locali. Alcuni di noi si sono adattati alle camere di pietra che, di primo acchito, evocano associazioni fin troppo scontate con le piccole celle di una prigione. Altri, invece, dopo numerosi tentativi con la mastodontica burocrazia indiana, sono riusciti ad ottenere una camera nel nuovo “hostel block”.

Vivere in campus significa plasmare le proprie abitudini al nuovo ecosistema. Ogni evento prende piede agli orari più assurdi, ma specialmente di notte.

Poi ci sono i lavoratori invisibili. Lavorano dietro le quinte, molto più diligentemente di quanto molti di noi abbiano mai fatto: imbiancano pareti, distribuiscono giornali, fanno il bucato, puliscono i corridoi, tagliano l’erba, sempre con la schiena china e senza mai alzare gli occhi al cielo. Per pochi centesimi di euro svolgono umili mansioni, ma senza di loro il campus non sarebbe lo stesso.

La vita del campus consente di osservare direttamente le dinamiche e i comportamenti degli studenti e comprendere certi aspetti della mentalità indiana che non sono immediati per un normale turista.

Quattro mesi fa, lasciavo l’Italia verso una direzione che non avevo mai preso prima, con molti dubbi e poche certezze. I punti interrogativi sono aumentati, non perché non abbia trovato risposte alle mie domande, ma perché ne ho di nuove.

Lo Scambio in India ti può aprire molte porte in una futura carriera lavorativa, ma la cosa di cui sono più grato è l’apertura mentale che una simile esperienza è in grado di fornirti.

Stay Tuned

G.

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Day 114 – Rush Hours

Chiedo scusa ai miei “venticinque lettori”, ma negli ultimi tempi sono stato sempre di fretta.

La settimana di vacanza è andata alla grande per certi versi e meno bene per altri. La compagnia era molto variegata e accontentare tutti è sempre molto difficile, ma i luoghi visitati hanno più che compensato ogni sbattimento organizzativo dovuto alle bizze di un’austriaca viziata.

Piantagioni di The, backwaters, spiagge bianchissime: insomma, di tutto un po’ fino ad arrivare a Goa, dove ci siamo rilassati nella spiaggia di Palolem, molto chilled rispetto alle spiagge del Nord, rinomate per i Jungle Party e quindi prese d’assalto da moltissimi turisti.

Neanche il tempo di rientrare in campus, che si era già sotto con i lavori di gruppo che non erano ancora stati ultimati. Quella passata è stata l’ultima settimana di lezione e di conseguenza, una settimana di consegne di lavori di gruppo e preparazione per gli esami: un inferno!

Non si può stare fermi un minuto. Infatti, neanche il tempo di finire la lavatrice, che ho già iniziato a riempire la valigia perché giovedì prossimo si riparte nuovamente, lasciando Bangalore una volta per tutte.

Onestamente, sono contento che l’esperienza in campus sia al termine. Per certi versi è una realtà che mi è stata stretta. 45 minuti per raggiungere un ristorante decente, coprifuoco alle 11.30, insomma non è facile riuscire a costruirsi una “vita normale” con questi vincoli, specialmente in un luogo così diverso. In campus sono sempre stato di corsa, a causa del semestre corto e delle lezioni non stop. Tuttavia, l’aspetto più negativo dell’esperienza è stato quello accademico. Non mi aspettavo così pochi corsi offerti, dei docenti poco stimolanti e un sistema di controllo delle presenze in classe ai limiti dell’assurdo.

Però non è tempo di rimuginare, si guarda avanti per concludere al meglio l’esperienza: domani iniziano gli esami, tre esami in quattro giorni e poi si parte in direzione Nord.

Stay Tuned

G.

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Day 99 – I pizzini

Gli indiani trovano il modo per complicare ogni cosa. Anche la correzione degli esami è decisamente complicata, specialmente se ritieni che il tuo voto non sia corretto.

  1. Il professore invia agli alunni una mail dicendo che si può prendere visione dei compiti presso la sua segretaria.
  2. Lo studente va a vedere il compito in segreteria.
  3. Prima di poter vedere il compito, lo studente deve mettere nome, data e numero di matricola.
  4. Lo studente controlla il compito con le soluzioni.

Poiché spesso non c’è modo di capire dove si è sbagliato e sul tuo esame c’è semplicemente scritto “ – X punti”, se vuoi avere un chiarimento devi chiedere al professore. Tuttavia il professore non è presente e non si può avere un riscontro diretto: quindi bisogna lasciare una nota.

Lo studente si munisce di carta e penna e scrive su un pizzino i motivi per i quali richiede la ricorrezione del compito e con la puntatrice attacca il suddetto pizzino nella prima pagina del compito.

  • Lo studente riconsegna il compito alla segretaria e firma il foglio.
  • Il professore raccoglierà i compiti con “lamentele”.
  • Dopo qualche giorno farà sapere agli studenti interessati se il voto è stato modificato.

In attesa di sapere se i miei pizzini sono andati a buon fine, stasera si festeggia il Diwali evento Hindu più celebrato in India. La preparazione è un misto tra le luci di Natale e i botti e pertardi di capodanno.

Per l’evento, l’abbigliamento delle migliori occasioni è d’obbligo.

 

HAPPY DIWALI!!

G.

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