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Archive for ottobre 2008

Find the difference…

Ultimamente il rapporto con il blog è un pò conflittuale, da un lato lezioni, attività varie e serate seguono bene o male lo stesso andamento routinario, tanto da non sentire l’esigenza di raccontare questo o quello in particolare; dall’altro c’è la voglia di raccontare, di scrivere anche delle giornate più monotone che comunque mi fanno rendere conto di quanto sia fortunato a poter vivere quest’esperienza. Allora si cerca di assorbire il più possibile la cultura del luogo che per quattro mesi ho chiamato casa. Parlo con i ragazzi americani e vedo che credono in un politico serio come Barack Obama, vedo la loro totale infatuazione per una partita di college football, vedo lo sguardo allibito di Sergio, il mio roommate, quando gli spiego cos’è il Red Light District di Amsterdam e indago sulle altre differenze culturali che ci sono fra di noi.
Così in questo week end fatto anche di compiti e assignment, mi trovo a rimuginare sulle differenze del sistema scolastico che proprio ora in Italia è sulla bocca di tutti. Il sistema statunitense non può prescindere da due parole come concorrenza e merito, parole che forse in Italia, i vari ministri non prendono troppo in considerazione. Ma tralasciando le considerazioni macroeconomiche sulle quali si potrebbero spendere giorni, anche nella realtà quotidiana le differenze sono abissali. Dal fatto di sostenere esami a stretto contatto con il tuo compagno di banco, alle frequenti discussioni su casi reali e attuali che permettono di calarti in pieno nella materia che studi tralasciando l’approccio superficiale con il quale si affrontano certe materie in Italia. 

Sono queste piccole cose che vado scoprendo ogni giorno a Chapel Hill e la curiosità di trovarne altre giorno dopo giorno mi da lo stimolo per combattere la routine.

Stay Tuned

G.

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Carolina Autumn

E’ cambiata l’aria in quel di Chapel Hill, lo noti guardandoti in giro, quando vedi che le ragazze hanno sostituito shorts e infradito con pantacalze e stivaletti, mentre i ragazzi hanno abbandonato la canottiera e vestono felponi. Non è certo per questa ragione che spendo più tempo in biblioteca, piuttosto ci sono gli ultimi midterm e le migliaia di compitini e assignment incominciano a rubarmi sempre più tempo; i lavori di gruppo incominciano ad intensificarsi e con essi la mole di lavoro. Nonostante tutto il week end non sembra offrire meno svaghi del solito, 2 compleanni, 1 football match, la presentazione della squadra di basket, il paintball e altri impegni che probabilmente ora non ricordo. E’ quindi il caso di massimizzare ognuno dei 1440 minuti che la giornata mi offre. E se l’andazzo è questo il tempo verrà sottratto inevitabilmente al sonno, con pisolini a caso durante il giorno e gite a starbucks per un “tall vanilla latte” in continua ascesa.

Take Care

G.

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Buongiorno a tutti!
Dopo le insistenti richieste per il racconto di questo Fall break, mi sembra necessario introdurre il Team. Si parte in 14, 7 ragazze e 7 ragazzi, mentre ad attenderci a Miami, ci aspettano altri 6 italiani, che all’avventura hanno preferito la comodità.

 


Italia, Spagna, Francia, Australia, Giappone, Cina, Bulgaria le nazioni presenti. Il gruppo è abbastanza omogeneo nonostante non sia facile visto il melting pot, discrepanze culturali e attitudinali che è normale ci siano ma che si sopportano ben volentieri, specialmente quando hai di fronte 1360 miglia. Mi permetto quindi di correggere Irene Grandi, dicendo che “Prima di partire per un lungo viaggio…bisogna portare tanta pazienza”. Questo lo devi ricordare quando l’australo-cinese di 45 kg ti chiede di stare davanti in pulmino, dicendo di essere “car-sick” e poi te la ritrovi dopo mezz’ora girata all’indietro a ballare Bob Sinclair e a scattare foto; lo devi ricordare anche quando siedi nei 3 sedili dietro e hai accanto una francese spaccapalle che ogni 2×3 ti chiede di stringere le gambe, ma non hai ancora abbastanza confidenza per dirle che è per colpa del suo culo gigante che stiamo tutti stretti. 

Chapel Hill – Jacksonville è il tragitto che ci aspetta mercoledì, quando arriveremo a casa di Brett, un nostro amico, che ci ospiterà nella sua magnifica casa e dormiremo in 14 all’arrembaggio, chi su divani o su materassi gonfiabili. Le ore di sonno si contano sulle dita di una mano visto che la partenza è prevista alle 7 l’indomani. La sistemazione spartana non offre tutti i comfort voluti, me ne accorgo presto quando alle 6.20 il bastardino di Brett incomincia a sgattaiolare nel mio giaciglio alitandomi sul collo rubandomi gli ultimi venti minuti di sonno! Ci si alza per fare la colazione, gentilmente preparata dalla madre di Brett, in versione B&B e ci si rende conto che la partenza alle 7 è un utopia e la si posticipa di mezz’ora, anche perchè le ragazze se ne sono ritornate in branda, quelle maledette!!

Di riffa o di raffa si arriva a Magic Kingdom verso le 11 con un’esaltazione latente da parte delle ragazze, 5 su 7 con gli occhi a mandorla, che non vedono l’ora di scattare miliardi di foto ad ogni minimo personaggio Disney. E’ per questo che devi avere un sorriso stampato in faccia in ogni momento visto che le probabilità di essere taggati su facebook in una foto sono esponenziali. Detto questo la giornata è molto piacevole e si alternano “rides” sulle attrazioni a foto con i vari personaggi fino alle 17 circa quando Al, incomincia a pestare i piedi per levar baracca e burattini e dirigersi a Miami. I suoi tentativi sono vani visto che le ragazze devono ancora comprare cianfrusaglie varie e continuare a scattare foto a raffica…volendo sfruttare ogni minuto disponibile fino alla chiusura. 
Orlando – Miami vola via in un amen, la discodance allestita all’interno del pulmino ci ha permesso di ballare e gridare fino alla vista della skyline di Miami, che toglie il fiato a tutti e ci lascia con il pensiero comune…BIENVENIDO A MIAMI!!

Percorriamo tutta Collins Avenue già in festa alla ricerca del nostro ostello, che definirlo a prima vista “dodgy” è un complimento. Parcheggiamo i van e facciamo il check-in. Piccolissimo problema mancavano 2 letti nelle nostre camere. Nonostante tutto, il letto non era il primissimo dei problemi, visto che il tempo per dormire non era ancora arrivato, quanto piuttosto era più critico definire i compagni di stanza: evitare la francese era l’obiettivo!! Alla fine dopo estenuanti trattative con le ragazze si arriva ad una conclusione, mi è “toccato” l’appartamentino a 5 minuti dall’ostello, che per 20$ si è rivelato un vero affare, lontano dalla sporcizia dell’ostello e dalla erre moscia di quella arpia. 
Tempo una doccia veloce e via diretti verso il club dove erano già gli altri italiani. La differenza con Chapel Hill la noti quando fra ingresso e prima drink volano via 35$…la serata trascorre veloce, forse per l’adrenalina che scorre nelle vene che cancella il poco riposo.

I giorni seguenti a Miami passano per lo più in spiaggia sotto il sole e fra le palme, fra un tuffo in mare e una partita a volley, fra un mojito su Ocean Drive e un giro per negozi. Spaziale è stata la serata di sabato al Delano Hotel, hotel che alla sera propone musica, bar, piscina, divanetti a livello dell’acqua, palme e luci che contribuiscono a rendere un’atmosfera surreale che viene da chiedersi…”e io che ci faccio qui?!”. Visitiamo anche la “Star Island”, isolotto con all’interno le ville dei VIP, mentre all’esterno, si affacciano yacht sul mare.

L’ultima serata a South Beach invece è degna dello spot Mastercard: ” Paella, Mojito e sigaro cubano su Ocean Drive 70$ con Mastercard, l’atmosfera di questi 4 giorni non ha prezzo!!”

G.

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Half Way!

2 mesi. 61 giorni sono passati da quando sono sbarcato in America. Sembra ieri, ho vivissime nella mente quelle prime istantanee di questa esperienza, di quando con zaino in spalla ho ritirato le chiavi della mia stanza ancora intonsa. Ricordo di quando sono andato per la prima volta in Franklin St, della prima serata con gli exchange, della prima Frat Party. Ricordi lontani e vicinissimi allo stesso tempo e la cosa mi spaventa un pò, penso a come sarebbe potuta andare se…

Poi mi rendo conto che in questi due mesi c’è stata tutta la parte fisiologica di ambientamento e di nuove conoscenze, amicizie e che molte delle energie siano state spese in questo. Quindi guardo avanti e vedo segnate sul calendario: MIAMI, HALLOWEEN, NEW YORK, CHICAGO…e allora mi torna il sorriso, guardo avanti pieno di aspettative, con la speranza di raccogliere in questa seconda metà, tutto quello che ho seminato nella prima. Non con il pensiero che stia per finire, ma con la voglia e la gioia di non perdere nemmeno un attimo, un istante di questi prossimi 66 giorni americani.

Take care & Chin Up!!

G.

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Day by Day

Dunque dunque…dove eravamo rimasti…

Mercoledì scorso era il mio compleanno, che è stato festeggiato a dovere, come documenta il video.
Venerdì sono arrivati i miei in quel di Chapel Hill, gli ho mostrato il campus, la business school e i locali che frequento. Dopodichè sulla Chrysler noleggiata da mio padre, ci siamo diretti verso la costa: destinazione Wilmington. Abbiamo alloggiato qui solo due notti, per la gioia delle receptionist che non ne potevano più delle domande, in un inglese stentato, di mia madre, la quale imputava il “lack of comunication” con i locali, non alla sua scarsa comprensione della lingua, bensì all’accento incomprensibile di questi “terroni” d’America. 

Wilmington si affaccia sull’oceano atlantico ed è una medio-piccola città americana( alcune scene di Dawson Creek sono state girate qui) che alterna una lunghissima spiaggia ad un centro città di piccole dimensioni, ma molto caratteristico. Il tempo era fantastico e le spiagge deserte, il che ha contribuito a rendere l’atmosfera particolarmente suggestiva, peccato però non avere un costume per farsi un bagno.

Domenica, salutati i miei, ero pronto per incominciare una nuova settimana di vita a CH. La settimana non presenta nulla di particolare, fatta eccezione per la presentazione di un progetto di strategia. Questi lavori di gruppo vengono presi molto sul serio, visto che parte integrante del voto finale è composto da queste “valutazioni di percorso” sul nostro operato. Oggi era quindi il giorno della presentazione del progetto da parte del mio gruppo, ci siamo quindi presentati agghindati( business casual era espressamente richiesto dalla professoressa) e abbiamo presentato di fronte agli altri compagni il nostro lavoro. C’è da dire che nonostante presentassimo una realtà non facile come Google, ce la siamo cavata benone e siamo riusciti a rispondere alle domande anche dei perfidi “geek” infoiati di informatica e tecnologia.

Oggi è mercoledì. Domani è già week end

See you soon

G.

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Thank you everybody

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Birthday Boy

Itaca


[…] 
Sempre devi avere in mente Itaca
raggiungerla sia il pensiero costante. 
Soprattutto, non affrettare il viaggio; 
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca. 
Itaca ti ha dato il bel viaggio, 
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.

Kostantin Kavafis


 

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